IL MANIFESTO

Anticapitalismo e lotta di classe

Il Collettivo AutOrganizzato R60 nasce dal confronto e dal dibattito socio-politico nell’ambito di una analisi della società attuale argomentata su tematiche quali il dominio e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, dell’uomo sui mezzi di produzione, dell’uomo sulle risorse culturali ed intellettuali e dell’uomo sulla natura o i beni ambientali.

L’analisi è incentrata su una accesa critica al corrente modello economico, produttivo e consumistico. Essa si sviluppa in una opposizione energica al sistema capitalista e si concretizza nell’individuazione di quegli elementi necessari per gettare le basi della costruzione di un tessuto sociale, politico, economico e produttivo alternativo.

La critica e l’opposizione mossa al capitalismo si realizzano nella consapevolezza che esso genera una separazione gerarchia classista all’interno della società laddove, ad una classe dominante composta dai poteri economico, finanziari e politici, che impone assolutisticamente il proprio governo a garanzia del profitto, è subordinata una classe di oppressi, sfruttati, cittadini e lavoratori ingabbiati nella schiavitù salariata e nel ciclo generazionale del “produci ,consuma, crepa”.

Fino a quando esisteranno strutture di potere, di dominio o di controllo politico, sociale, economico e finanziario che generano iniquità nella convivenza sociale tra gli individui e che alimentano il capitale tramite il profitto, ovvero lo sfruttamento dell’uno sull’altro, non vi potrà essere né pace, né giustizia e né uguaglianza fra gli esseri umani.

Le gerarchie classiste funzionali al capitale implicano necessariamente di riconoscere la persistenza di un conflitto di classe e l’esigenza di condurlo dal basso, quale sviluppo di un processo rivoluzionario, affinché possa essere indirizzato alla emancipazione di tutto l’insieme della classe subalterna, senza distinzioni di razza o scelta sessuale, per la costruzione di una coesistenza sociale e una democrazia diretta priva di poteri, di domini o di apparati di mediazione burocratici, libera dalle logiche del capitalismo ed eretta sulla socializzazione e la equipartizione dei mezzi e delle risorse sociali, economiche, produttive, educative e politiche.

In questo contesto si inserisce il principio di lotta di classe su cui fa leva la linea politica del Collettivo AutOrganizzato R60, inteso come la volontà comune di promuovere e sostenere ogni forma di attivismo, di decisionalità, di protesta e di lotta spontanea, autodeterminata, autogestita, autorganizzata e non delegata finalizzata all’unità di classe per contrastare i poteri funzionali al profitto e per la libertà degli oppressi e degli sfruttati.

Antifascismi

Il Collettivo AutoOrganizzato R60 si riconosce, nell’ambito di una dialettica anticapitalista ed in onore di coloro che hanno dato il proprio contributo nella lotta di Resistenza a Reggio Emilia e nel mondo, nelle tematiche sociali e politiche ispirate alle metodologie dell’antifascismo militante, necessario per combattere il “piano militare” del fascismo laddove esso si insinua anche con maschere democratiche, nonché dell’antifascismo preventivo, fatto di iniziative ed attività sociali e culturali che impediscano la nascita di simpatie nei confronti dei vecchi e nuovi fascisti. In tal senso l’antifascismo preventivo è un’opera di controinformazione e dossieraggio che contesti il discorso dominante, che, tramite la musica, i film ed il teatro, innalzi i livelli di coscienza, e che, anche attraverso la parodia e l’ironia, faccia apparire i fascisti per ciò che sono, ovvero difensori armati del sistema capitalista, burattini e servi di tutti gli apparati della classe padronale.

Ma oggi essere antifascisti significa apportare anche un netto contrasto alle derive nazionaliste, xenofobe, omofobe, sessiste e securitarie che accrescono soltanto l’odio, l’intolleranza e la discriminazione verso tutte le diversità. Significa contrastare in maniera netta ogni speculazione di tipo militare, attuata sottoforma di produzione militare e guerra preventiva o permanente, per accrescere le rendite del capitale.

La classe padronale ha bisogno di dotarsi di nuovi strumenti che meglio possano garantirgli la governabilità, il dominio e lo sfruttamento per il profitto e per questo ha la necessità di individuare capri espiatori su cui convogliare le cause della guerra, della repressione, dell’oppressione, della precarizzazione e dell’impoverimento di fasce sempre più ampie della popolazione di cui essa stessa ne è responsabile.

In risposta alle speculazioni patriottiche o nazionaliste e a tutte le aberrazioni populistiche autoritarie perseverate dai fascismi di tutti i millenni e dagli organismi di potere politico, economico e finanziario funzionali al profitto, il Collettivo AutOrganizzato R60, pur riconoscendo e rispettando le differenze esistenti fra le persone e i popoli, individua nell’interculturalismo e nell’internazionalismo gli strumenti necessari per condividere e arricchire le esperienze della lotta di classe, per moltiplicare le iniziative comuni, per individuare rivendicazioni convergenti su cui mobilitarsi, per estendere la solidarietà ed il mutuo appoggio e per creare un’unità di classe fra gli oppressi e gli sfruttati al di sopra delle frontiere.

Ecologismo anticapitalista

Le problematiche planetarie ambientaliste hanno tutte un denominatore comune: lo sfruttamento dell’uomo sulla natura e dell’uomo sulle risorse ambientali in nome del profitto e degli interessi della classe degli oppressori e sfruttatori. Pertanto anticapitalismo ed ecologismo sono due battaglie che vanno portate avanti insieme. Qualsiasi tentativo di contrasto all’attuale sistema produttivo, economico e finanziario che non tenga conto dell’importanza della crisi ambientale è destinata al fallimento e qualsiasi proposta ambientalista senza un orientamento anticapitalista, di rottura con il sistema del capitale, non toccherà che la superficie del problema e potrebbe, alla fine, rivelarsi uno strumento al servizio delle politiche del green marketing, fondate ad arte dalla classe degli sfruttatori per spostare l’attenzione su soluzioni e tecnologie del “neocapitalismo verde”.

La lotta ecologista deve rientrate in un contesto di lotta di classe dal basso, deve necessariamente appartenere alla classe degli oppressi e degli sfruttati e ne deve diventare un valore aggiunto nelle rivendicazioni socio politiche contro i poteri forti del sistema capitalista che fanno da garanti all’attuale modello di produzione, distribuzione e consumo.

Tuttavia le esigenze ecologiste non devono diventare un’occasione per alimentare gli interessi e i profitti degli sfruttatori “verdi” (e della burocrazia che li sostiene) che, con la scusa delle abitudini e delle tecnologie “verdi” che creano impiego e generano maggiore prosperità, vogliono trarre beneficio dalle crisi ambientali del pianeta incrementando, in ogni caso, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Dunque, nell’assumere una coscienza ecologista a carattere anticapitalista, il Collettivo Auto Organizzato R60 supporta e promuove tutte le occasioni di lotta preposte a fare chiarezza sulle responsabilità del sistema capitalistico nel determinare le cause dei disastri ambientali, per elevare il contrasto sui temi del territorio-ambiente al pari dello scontro sugli interessi di classe e per diffondere le idee di emancipazione dal diktat produci, consuma, crepa.

Ecologismo significa non farsi accorpare dai modelli capitalisti del mercato né farsi amministrare da una politica marionetta o abbindolare dalle proposte di associazioni figlie del neocapitalismo verde.

Ecologismo significa emancipazione dell’uomo da qualsiasi forma di dominio culturale, sociale, economico, politico e morale contestualmente al respingimento di ogni discriminazione di carattere antropocentrico e ogni ideologia del dominio veicolata dalla società umana sugli animali e sulla natura e sulle risorse di questa.

Per affrontare le diverse forme di crisi ambientali, il Collettivo R60 sostiene e supporta l’autorganizzazione e l’autodeterminazione delle popolazioni dal basso affinché la conquista di spazi di libertà ambientali, sociali, produttivi, economici e culturali, anche in un’ottica ecologista, non può essere demandata ad apparati alienati né realizzata seguendo i labirinti della politica, ma soltanto costruendo un nuovo tessuto sociale libero dall’ottica mercantilistica e del profitto.

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