Chiudiamo gli OPG, chiudiamo i CIE, chiudiamo tutte le galere. Chiudiamo tutti i luoghi dove il sistema del capitale attua la sua repressione

Dalle notizie che arrivano dall’OPG di Reggio Emilia apprendiamo, in queste ore, che dopo i ricoveri per ipotermia di alcuni detenuti alla fine, purtroppo, ci è scappato il morto! Sebbene non conosciamo le cause (apparentemente naturali secondo le prime informazioni) che hanno portato alla morte un uomo di 43 anni internato in uno dei cinque reparti sanitarizzati dell’ospedale psichiatrico giudiziario reggiano, tuttavia denunciamo come queste strutture, ed in generale tutti gli istituti di detenzione e i CIE, siano lager dove i detenuti, oltre a vivere circondati dal pregiudizio e con tutte le difficoltà dovute al sovrannumero e all’anzianità degli edifici, talvolta sono anche costretti a subire atti di violenza fisica e psicologica.In particolare, secondo una scala gerarchica del sistema del capitale, gli internati degli OPG sono gli ultimi tra gli ultimi. Ultimi in quanto, non potendo essere sbattuti in galera perché inidonei o ribelli all’autoritarismo carcerario,  vengono dichiarati infermi di mente e avviati in un vero e proprio lager giudiziario sedati con psicofarmaci, letti di contenzione, botte e isolamento. Ultimi perché psichiatrizzati, definiti cioè “malati di mente” da medici complici del sistema repressivo, funzionale al profitto, e per tale motivo privati di ogni dignità. In tal senso, negli anni passati, segnalazioni di atti di violenza sono pervenute da altri OPG, in particolare da quello di Montelupo Fiorentino, dove sono stati denunciati casi di gente legata ai letti, docce fredde come forma di sanzione, termosifoni staccati per due settimane di fila, contenzione a mezzo di manette, la sedazione non consensuale con iniezioni di psicofarmaci, la rimozione degli oggetti personali e di abiti, lenzuola e coperte a scopo precauzionale e anche qualche pestaggio.L’edificio che ospita l’OPG di Reggio Emilia è stato trasferito, negli anni 90, presso la struttura di via Settembrini 8 dopo lo scandalo degli abusi del 1992, quando gli internati, che all’epoca erano detenuti in un vecchio castello medioevale in pieno centro, iniziarono a lasciare bigliettini con scritto “ci picchiano e ci legano ai letti” sui muri esterni della struttura.Secondo un’indagine del 2011 della Commissione d’inchiesta sul servizio sanitario nazionale nell’OPG reggiano vi sono internati 290 detenuti a dispetto di una capacità d’accoglienza di circa 130 unità. Per di più, oltre al sovraffollamento, sono state segnalate, a seguito di un monitoraggio degli istituti di pena in Italia del 2010,  condizioni di scarsa qualità dei materiali di cui è fatto l’edificio: celle pensate per una persona che ospitano anche tre persone, bagni, docce e sistema di riscaldamento in cattivo stato di manutenzione e mal funzionante.Cattivo stato di manutenzione che continua ancora oggi,tanto che la scorsa settimana altri due uomini internati nell’opg sono stati ricoverati in ipotermia nell’ospedale  S. Maria Nuova.Il sistema capitalista ha creato gli sfruttati e gli oppressi e, per chi si ribella alle leggi del padronato, ha creato le gabbie del carcere. Ma, non del tutto contento, ha creato anche l’arroganza totalitaria della psichiatria giudiziaria per mezzo della quale si è appropriato del diritto di decidere chi e cosa è “normale” e chi invece non lo è.

Il Collettivo Autorganizzato R60 sostiene la lotta contro tutte le strutture di reclusione (Istituti penitenziari, CIE, OPG etc) contestualmente alla lotta contro il sistema del capitale che ne ha bisogno per i suoi scopi repressivi,per la sua folle propaganda securitaria e per i suoi interessi legati al profitto.

This entry was posted in General. Bookmark the permalink.

One Response to Chiudiamo gli OPG, chiudiamo i CIE, chiudiamo tutte le galere. Chiudiamo tutti i luoghi dove il sistema del capitale attua la sua repressione

  1. Davide M. says:

    ..e prendetevi la briga di commentare cazzo!

    grazie R60 per esservi preoccupati di un tema tanto dimenticato quanto di rilevante importanza.

    alla prossima

Comments are closed.